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 SPAZIO   PSI

 Studio di Psicologia e
 Psicoterapia - Roma

 Dott.ssa Ida Lopiano e
 dott. Arturo Mona,
 psicologi - psicoterapeuti

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Ipocondria.

Le caratteristiche e i sintomi:

Questo disturbo consiste nella convinzione o preoccupazione di avere una malattia grave, che la persona ritiene erroneamente collegata a sintomi somatici presenti.
Tale preoccupazione persiste nonostante le rassicurazioni dei medici e causa disagio significativo o menomazione del funzionamento sociale o lavorativo o di altre aree importanti dell’individuo.
La persona che soffre di questo disturbo lamenta la presenza di sintomi fisici, quali dolori, vertigini, nausea o vomito, malessere generale, ecc. che però non trovano riscontro negli esami e controlli medici ripetutamente effettuati.
Nonostante la mancanza di prove mediche che indichino la presenza di una malattia fisica la persona ricerca rassicurazioni presso medici o altre persone (amici, colleghi di lavoro, famiglia, e chiunque sia disposto ad ascoltare o al quale venga attribuita una certa competenza in materia.
In genere, in risposta alle proprie lamentele, la persona può ottenere inizialmente rassicurazione e comprensione rispetto allo stato ansioso che accompagna (o genera) la preoccupazione circa i sintomi fisici, ma a lungo andare il contesto di riferimento, sia familiare che di altro tipo, comincia a “stancarsi” di rassicurare, consapevole sempre di più di come le rassicurazioni siano inutili. La persona infatti, sebbene si senta in un primo momento sollevata dalla rassicurazione (del medico, del terapeuta o del familiare), torna inevitabilmente a dubitare dell’opinione seppur competente ricevuta e a mettere in discussione la competenza del proprio interlocutore, o la propria capacità di spiegarsi e farsi capire. Tende cioè a dirsi che “forse il medico non ha capito bene i miei sintomi...o io non ho saputo spiegare con chiarezza sintomi che effettivemente mi risultano poco comprensibili e difficile da spiegare...” o ancora forse “il mio compagno non mi crede o sottovaluta i miei sintomi.....e il mio medico è un po’ superficiale e non mi prescrive esami più approfonditi...”.
In definitiva la persona lamenta di star male e di non essere ascoltata sufficientemente, mentre la famiglia e il contesto di riferimento sperimenta impotenza rispetto alla possibilità di aiutare la persona.
 

Le ipotesi diagnostiche

La persona che soffre di questo disturbo tende a dare un’interpretazione erronea ai segnali somatici (sensazione di malessere generale, dolori relativi ad una o più parti del corpo, sensazioni di vertigini, ecc.) percependoli come catastrofici e segno di grave malattia. L’attenzione selettiva fa si che il paziente dia peso solo ai segnali che confermano la sua ipotesi di malattia. Un dolore alla testa, ad esempio, viene facilmente percepito come segno di un tumore cerebrale, se la persona trascorre una grande quantità di tempo, durante la giornata, a preoccuparsi di questa seppure per lui improbabile possibilità.
La preoccupazione costante non viene sempre percepita come invasiva rispetto alle attività quotidiane della persona e rappresenta il tentativo di controllare in qualche modo la salute del proprio corpo, come a volersi in questo modo proteggersi (pensiero magico), da una sicura e futura catastrofe (una grave malattia che spesso viene rappresentata da un tumore maligno).
La paura di perdere il controllo (ossia di non essersi ad es. accorti che i sintomi "stavano peggiorando") porta alla manifestazione di controllo: la persona si centra sui segnali del proprio corpo (i presunti sintomi), mostrandovi una attenzione eccessiva e non contestuale, tanto da enfatizzarli ed intensificarli a causa dello stato ansioso che egli stesso si genera dirigendo la sua attenzione ad ogni segnale del proprio corpo.  L’umore che accompagna lo stato di preoccupazione è spesso depresso con tendenza all'ansia.


Le differenze tra Ipocondria e panico:

Il disturbo presenta diverse caratteristiche simili a quello dell’attacco di panico, ma se ne differenzia principalmente in quanto mentre nel primo la persona teme una grave malattia ed una morte con grande sofferenza che presume si verificherà in un futuro non ben definito, nel disturbo di panico le conseguenze temute (morte, svenimento, pazzia e perdita del controllo) vengono percepite come imminenti.

Spesso l’insorgenza dell’ipocondria può essere legata all'insorgenza di una malattia, alla notizia della morte o di una grave malattia di una persona cara, o anche ad es. alla sola vista di una trasmissione televisiva riguardante patologie mediche. Eventi di questo tipo possono generare, in una persona che si trova in uno stato ansioso, paure e preoccupazioni che si manifestano sotto forma di somatizzazioni.

Da un punto di vista cognitivo la persona manifesta attenzione selettiva rispetto ad alcuni processi fisiologici del proprio corpo quali la digestione, la respirazione, l'equilibrio del corpo o il ritmo cardiaco e rimugina frequentemente sulla salute fisica e sulla eventuale presenza di sintomi di malattia.
Il ragionamento utilizzato risente di una distorsione cognitiva che consiste ad es. nella tendenza a focalizzarsi sulle ipotesi più catastrofiche nel tentativo di dare una spiegazione ai segnali corporei individuati. La persona tende inoltre ad attribuire una importanza ed una enfasi eccessiva ai suoi sintomi.
L'attenzione così focalizzata contribuisce all'aumento dell'intensità del sintomo percepito: se ad es. iln paziente si accorge, in un momento in cui si sente “ragionevolmente”stanco dopo una giornata lavorativa, di una sensazione di "giramento di testa" o di un lieve senso di nausea o spossatezza, ecc., e,  di conseguenza, piuttosto che contestualizzare i sintomi (dicendosi che va bene sentire quelle sensazioni e legandole alla stanchezza), se ne preoccupa, di sicuro il suo stato di ansia appena autogeneratosi contribuirà a produrre alcune conseguenze fisiologiche reali (apnea respiratoria, irrigidimento muscolare, modifica della postura, aumento del battito cardiaco), che a loro volta saranno causa dell'aumento della percezione del sintomo fisico inizialmente percepito come lieve.
Da questo momento il giaramento di testa inizialmente contestuale in quanto legato alla stanchezza, diverrà non contestuale, più intenso e legato allo stato ansioso della persona.

Le misure comportamentali messe in atto per ridurre o prevenire il rischio di una presunta malattia (riposo forzato dal lavoro, evitamento di stimoli nuovi e poco prevedibili, astinenza da uscite che comportano spostamenti in ambienti poco familiari) diventano spesso ostacoli concreti alle attività quotidiane della persona.

Da un punto di vista dell'Analisi Transazionale la persona che soffre di ipocondria presenta difficoltà a darsi rassicurazioni dallo Stato dell'Io Genitore Affettivo Positivo. Piuttosto cioè che incoraggiarsi e rassicurarsi rispetto alle sensazioni corporee percepite come sintomi di malattia certa tende a scoraggiarsi e a criticarsi dallo Stato dell'Io Genitore Critico (Normativo Negativo), arrabbiandosi con sè stesso e rimproverandosi.
Quanto più la persona tende a rimproverarsi dal
Genitore Critico, tanto più sentirà paura, inadeguatezza, terrore, dallo Stato dell'Io Bambino.
 

La terapia

Uno degli obiettivi principali nella terapia della persona che soffre di ipocondria consiste da una parte nel favorire l'accettazione della possibilità di potersi ammalare (così da ridurre la tendenza al continuo controllo del proprio stato di salute a scopo "preventivo"), e dall'altra nel promuovere competenze relative alla capacità di rassicurarsi e fare pensieri positivi (piuttosto che catastrofizzare). La persona potrà imparare a dare uno "stop" ai pensieri automatici catastrofici in modo breve (piuttosto che fermarsi a fare "test" di verifica sulla propria salute) e deciso, accorgendosi delle distorsioni cognitive e degli automatismi attuati.

Per acquisire tale competenza la persona dovrà ricostruire una immagine di sè come efficace piuttosto che fragile, attraverso nuove esperienze di autonomia che aumentino la fiducia in sè e nelle proprie capacità, piuttosto che centrare la propria vita sulla paura e il controllo dello stato di salute.

 

Le conseguenze nella vita della persona:

La vita sociale e relazionale dell'individuo risente inevitabilmente della focalizzazione dell'individuo sul proprio stato di salute.
La costante attenzione e preoccuopazione rispetto ai segnali provenienti dal proprio corpo di solito interferisce con la disponibilità e la motivazione a trovare argomenti di conversazione che favoriscano l'instaurarsi di relazioni sociali paritarie e caratterizzate da reciprocità: la persona ipocondriaca tenderà ad es. a lamentarsi frequentemente con familiari ed amici del proprio stato di salute, alla ricerca di rassicurazioni che inevitabilmente egli stesso tenderà poi a contrastare e rendere inutili.
La sensazione di impotenza e inutilità che spesso percepiscono familiari ed amici potrà essere motivo di allontanamento o di rimprovero verso la persona che, di conseguenza, potrà percepire tali reazioni come rifiuto, sentendosi incompreso e poco ascoltato.
La vita lavorativa risente spesso delle conseguenze di questo disturbo: le assenze dal lavoro a causa di piccoli malasseri erroneamente interpretati e lo stato di ansia possono ad esempio interferire con le prestazioni o addirittura arrivare a compromettere la posizione lavorativa dell'individuo.

Ida Lopiano © 2007