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 SPAZIO   PSI

 Studio di Psicologia e
 Psicoterapia - Roma

 Dott.ssa Ida Lopiano e
 dott. Arturo Mona,
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Psicoterapia strategica

Da un punto di vista metodologico ed epistemologico, la psicoterapia breve strategica si propone di risolvere, efficacemente e nel minor tempo possibile, le problematiche per cui il cliente si presenta in terapia.

Per questo motivo è fondamentale che la coppia paziente/terapeuta espliciti gli obiettivi terapeutici che realisticamente intende perseguire.

Per quanto riguarda l’utilizzo di Internet, le sue caratteristiche testuali ben si prestano ad una chiarezza e ad una ‘pragmaticità’ che nelle terapie tradizionali non è altrettanto presente.

Difatti, il contratto verbale fra paziente e professionista viene necessariamente sostituito da un testo scritto che esprime in maniera esplicita l’accordo ed è il risultato di quel processo complesso di analisi della domanda che necessariamente precede la realizzazione dell’intervento.

Essendo imperniata su un'epistemologia costruttivistica, la psicoterapia breve strategica considera la “realtà” il prodotto di una costruzione personale (ma non solo, dato che tale processo è condizionato dalle interazioni del singolo con i contesti di appartenenza). Essendo comunque la costruzione personale dell’individuo a determinarne comportamenti, pensieri ed emozioni, la pratica clinica dell’approccio strategico mira a sostituire una “realtà” sgradita e\o limitante, ossia problematica e disfunzionale, con una più soddisfacente. Ciò avviene comunque nella consapevolezza che la nuova “realtà” non può essere ritenuta, in senso stretto, più vera di quella precedente. Nelle parole di Watzlawick (1997:16), “la psicoterapia si occupa della ristrutturazione della visione del mondo del paziente”.

Da questo punto di vista si può quindi sostenere che la psicoterapia strategica fondamentalmente si pone come obiettivo generale una modificazione della prospettiva cognitiva del paziente, intervenendo quindi sulla sua percezione di sé stesso, degli altri e del mondo.

L’implicazione di fondo di questo approccio è pertanto che modificando le opinioni della persona sia possibile determinare cambiamenti a livello non solo cognitivo, ma anche comportamentale ed emotivo.

Le modalità di intervento nella fase di individuazione e modifica delle prospettive disfunzionali del paziente sono molteplici e differenziate. A grandi linee è possibile però individuare con chiarezza almeno due orientamenti che, tra l’altro, non sono auto-escludentisi ma possono bensì essere integrati in fasi distinte del processo terapeutico: quello centrato sul problema (Watzlawick, 1997) e quello centrato sulla soluzione (de Shazer et al., 1997).

Nell'analisi della costruzione del problema, particolare attenzione viene rivolta al sistema percettivo-reattivo del paziente: le specifiche modalità di attribuzione di senso agli eventi e le relative strategie comportamentali messe abitualmente in atto dalle persone costituiscono una solida impalcatura a mantenimento del disagio psichico.

In altri termini, l’approccio centrato sul problema cerca di individuare a ritroso la struttura cognitiva che è alla base del disagio: le opinioni e le credenze dell’individuo relativamente a se stesso, agli altri ed al mondo stesso. L’ipotesi di fondo di questa prospettiva è che, una volta individuate le prospettive cognitive disfunzionali che inevitabilmente sono alla base del disagio psichico, sia possibile, con interventi strategicamente orientati, sollecitarne una ristrutturazione in senso maggiormente adattivo e funzionale (Watzlawick, 1997).

Negli approcci centrati sulla soluzione, invece, la persona viene considerata bloccata nel proprio percorso di crescita: a causa di opinioni e convinzioni disfunzionali si trova ad essere impossibilitata a procedere verso la soluzione delle proprie difficoltà. Nell’approccio di de Shazer et al. (1997), il paziente viene stimolato al cambiamento attraverso interventi che lo orientano a rafforzare le opinioni e credenze circa se stesso, gli altri ed il mondo che caratterizzano non la sua visione attuale della realtà, ma la sua visione della realtà conseguente alla soluzione del problema.

In questa maniera, pur se da una prospettiva differente, si ottiene comunque in ogni caso una ristrutturazione della realtà attuale ed uno sblocco dei processi disfunzionali (cognitivi, comportamentali e/o emotivi) causati da una costruzione maladattiva del presente.

Da un punto di vista più specificatamente metodologico, ad ogni modo, non vengono individuati limiti predefiniti alle strategie da impiegare per sostenere la ristrutturazione delle opinioni e credenze alla base del disagio. Infatti, l’impiego dell’ipnosi non direttiva, delle prescrizioni paradossali, di tecniche emotivo-espressive importate da altri approccio (quali per esempio la tecnica della sedia vuota della Gestalt), etc. sono solo alcuni degli strumenti che il terapeuta strategico può utilizzare al fine di conseguire la ristrutturazione delle idee ed atteggiamenti alla base del disagio.

In sintesi, il terapeuta interviene, attivamente e consapevolmente, con la finalità di perturbare, in modo strategico, il sistema percettivo-reattivo del paziente attraverso richieste paradossali, tecniche di sorpresa e/o di confusione, uso dell'ironia, tecniche ipnotiche ed altre strategie opportunamente impiegate, sollecitando definizioni della situazione e/o soluzioni comportamentali alternative rispetto a quelle in uso, rivelatesi non soddisfacenti.

                                                                                                                                                                     Dott. Arturo Mona

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  Approfondimenti.

- La Psicoterapia breve strategica

 

Ida Lopiano © 2007