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 SPAZIO   PSI

 Studio di Psicologia e
 Psicoterapia - Roma

 Dott.ssa Ida Lopiano e
 dott. Arturo Mona,
 psicologi - psicoterapeuti

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Attacchi di panico: un fardello da sopportare quotidianamente per chi ne soffre.
Ma non dimentichiamo familiari e partners...

Vi è mai capitato di essere svegliati nel pieno della notte dal vostro figlio, fratello, partner che, con espressione terrorizzata e volto sudato vi dice che sta per morire? Beh…se poi questa persona  aggiunge di avere tachicardia, di non riuscire a respirare, e se, nonostante il medico abbia riscontrato una perfetta salute fisica, continua ad avere queste paure e non solo di notte, e magari non solo in vostra presenza, è probabile che soffra di attacchi di panico ed è probabile che dopo averne parlato con voi la “crisi” passi. Ma non è altrettanto probabile che non vi svegli più o che non ricorra al vostro aiuto in altre occasioni in cui senta tornare il panico o semplicemente abbia timore che possa ricomparire all’improvviso.Ciò accade perché di solito chi soffre di attacchi di panico trova nella famiglia o nel partner una persona disponibile a prendersi cura di lui, a rassicurarlo e a sostenerlo nei momenti di  difficoltà.Ed è sicuramente importante e positivo rappresentare un sostegno per il proprio figlio, fratello o partner, ma non è altrettanto positivo e benefico per se stessi e per chi soffre di attacchi di panico sacrificare gran parte della propria vita a causa di questo problema. E’proprio questo ciò che accade nelle famiglie o all’interno di una relazione di coppia: il problema di chi soffre di attacchi di panico diventa in tutto e per tutto il problema principale della famiglia o della coppia. Quante volte siete stati costretti a rinunciare ad un gita fuori casa poiché il vostro familiare-partner non sopporta l’idea di trovarsi nel traffico, o di prendere i mezzi pubblici, o di trovarsi in un luogo chiuso e buio, o ancora di affrontare spazi apertissimi e pieni di gente? Avrete inoltre forse dovuto rinunciare ad almeno una cena con gli amici perché il vostro familiare-partner non se la sentiva di uscire o aveva semplicemente timore di “sentirsi male” fuori casa!Tutto ciò accade di frequente nelle famiglie di chi soffre di attacchi di panico.Rappresentare un sostegno per il proprio familiare è spesso fonte di stress in questi casi, ma nello stesso tempo può rappresentare una fonte di gratificazione: è “normale” sentirsi importanti quando ad esempio il proprio partner richiede costantemente la nostra attenzione e il nostro aiuto, ma la dipendenza reciproca che spesso si crea tra le persone “malate” ed i familiari-partners può diventare un ostacolo alla guarigione dell’individuo, oltre che un motivo di insoddisfazione, a lungo andare, per il rapporto di coppia. E’ pertanto opportuno che i familiari-partners, oltre che  suggerire un trattamento terapeutico alla persona “malata”, acquistino la consapevolezza di quanto il loro ruolo sia importante nel rappresentare un sostegno adeguato piuttosto che un ostacolo che, involontariamente, può rallentare la guarigione. Cosa significa allora, e come si può sostenere il proprio familiare-partner?Ascoltarlo e rassicurarlo sul proprio affetto non è sicuramente di ostacolo alla sua guarigione.Mentre incoraggiare la persona alla reciproca dipendenza, è sicuramente un aspetto negativo per l’individuo oltre che per la famiglia-coppia.E’ ovvio che l’autonomia e la differenziazione nel rapporto avverrà lentamente e per piccoli passi: se attraverso un trattamento terapeutico il paziente potrà ricominciare ad esempio a fare delle piccole uscite da solo, fino a riacquistare la completa autonomia, con l’aiuto e la collaborazione della famiglia o del partner potrà discutere sulle forme di collaborazione necessarie perché acquisti una sempre maggiore autonomia. Può ad esempio essere utile accompagnare inizialmente il partner nei suoi viaggi in metropolitana, se da molto tempo teme di prendere i mezzi pubblici, concordando però con lui la decisione che questo sarà solo un primo passo verso l’autonomia. L’obiettivo finale sarà infatti quello di riuscire a viaggiare da solo, sapendo di poter contare sul sostegno dell’altro (partner o familiare). E’ bene in definitiva tenere presente che, anziché sostituirsi ai compiti che la persona svolge o accompagnarlo costantemente nei suoi movimenti, è opportuno favorire i momenti di autonomia affinché la persona riprenda il controllo della sua vita.

                                                                                                                                                       Dott.ssa Ida Lopiano

 >>Se sei un familiare-prtner di una persona che soffre di attacchi di panico, scrivici per pubblicare la tua esperienza personale in forma del tutto anonima, affinchè possa essere di aiuto alle persone che condividono la tua stessa esperienza.

>>Per approfondimenti sui disturbi d’Ansia e Panico vedi
 
S.I.S.D. (Servizio Informazione Sintomi e Disturbi)   e   Ansia e Attacchi di panico

 

Ida Lopiano © 2007