Consulenza psicologica  e  psicoterapiadiagnosi clinica, training autogeno

 SPAZIO   PSI

 Studio di Psicologia e
 Psicoterapia - Roma

 Dott.ssa Ida Lopiano e
 dott. Arturo Mona,
 psicologi - psicoterapeuti

:: Viale Libia, 98 (Nomentana,
    Montesacro)
. 00199 -  Roma
 :: Viale Giulio Agricola, 61
    (
Tuscolana, Metro
    Giulio Agricola).
   
00174 - Roma
 :: Dott.ssa I. Lopiano: 320.0450719
 :: Dott. A. Mona:  338.1666010
   
www.spaziopsi.it
 idalopiano@gmail.com -  arturomona@gmail.com

 Home    Psicoterapia    Training Autogeno    Gruppi     Articoli    Link      Contatti       

Oops.... La distrazione è in agguato! (A cura del dott. Arturo Mona, Psicologo Psicoterapeuta)

La distrazione è un fenomeno complesso. Esistono diversi tipi e forme di distrazione e conseguentemente differiscono le strutture neurologiche coinvolte. Per esempio, Posner (1994) ha individuato due specifici sistemi attentivi con relative localizzazioni neurologiche: sistema attentivo anteriore (lobo frontale) coinvolto in compiti che richiedono attenzione ai significati delle parole e sistema attentivo posteriore (lobo parietale, talamo e mesencefalo) impiegato in compiti che implicano attenzione visuo-spaziale.

  • Tipologie di distrazioni – Per quanto riguarda la distrazione è possibile, in una tentativo di semplificazione ricondurla a: (a) livello di attivazione; (b) motivazione; (c) difficoltà del compito; (d) grado di automatizzazione del compito.
    (a) Livello di attivazione – L'arousal globale della persona è determinante in grande misura nell'esecuzione di un qualsiasi compito. La nostra attenzione alla segnaletica stradale sarà inferiore a quella solita se siamo stati ininterrottamente alla guida per molte ore dopo una giornata lavorativa particolarmente fitta di impegni. In questo caso la distrazione alla guida che ci fa sbagliare l'uscita del Grande Raccordo Anulare è per così dire di tipo fisiologico. Sonno, stanchezza, sostante stupefacenti, alcool, ma anche eccesso di ansia influiscono negativamente sulla efficienza.
    (b) Motivazione – Se l'attività in cui siamo coinvolti non è per noi motivante, anche una condizione di 'freschezza mentale' non ci tutelerà da distrazioni (distrazione come espressione di disinteresse). Piuttosto, come intuì Sigmund Freud un secolo fa, alcune distrazioni sono estremamente significative e può capitare che sbagliamo l'uscita del GRA proprio per l'appuntamento a cui non vorremmo assolutamente andare (distrazione motivata).
    (c) Difficoltà – Quanto più il compito è complesso e articolato, tanto più le condizioni di distraibilità aumentano. A questo livello possiamo parlare di gradi diversi di attenzione richiesta dall'attività in cui siamo coinvolti.
    (d) Grado di automatizzazione - Possiamo distinguere i processi cognitivi in controllati ed automatici. Nel primo caso la nostra attenzione è completamente focalizzata sul compito che stiamo facendo: quando abbiamo imparato a guidare, nelle nostre prime guide eravamo consapevoli del piede sulla frizione, della mano sul cambio e della sequenza di comportamenti che dovevamo compiere per cambiare marcia; con la pratica e con il tempo la procedura “cambiare marcia” è passata da processo controllato a processo automatico del quale in linea di massima posso essere quasi inconsapevoli. Di per sé i processi automatici, quando non sono particolarmente articolati e complessi, sono quelli meno suscettibili ad errori di distrazione. Di contro, scarsi livelli motivazionali e bassi livelli di attivazione possono comportare una delega eccessiva ai processi automatici a scapito di una adeguata ed efficiente pianificazione: ci si può ritrovare ad aver parcheggiato sotto casa come prevedeva il 'pilota automatico' piuttosto che essere passati in tintoria a ritirare i pantaloni come ci eravamo ripetuti per tutto il pomeriggio.
  • Bambini distratti – Si rileva, da un punto di vista clinico, un inquietante aumento di bambini “irrequieti”, iperattivi e con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività). Tale dato è rispecchiato da un preoccupate aumento nel ricorso a psicofarmaci quale il Ritalin. La distrazione che si rileva attualmente nei bambini (anche quando quantitativamente non è clinicamente rilevante) risulta qualitativamente diversa dalla distrazione degli adulti per cause, significati e conseguenze.
    Cause (ambientali). Rispetto a 20 anni fa il mondo che i bambini incontrano è cambiato e si trovano a vivere in un ambiente iper-stimolante, contraddistinto da uno studio della “psicologia del bambino” volto a catturarne l'attenzione ed a stimolarlo. Per esempio, nella scelta dei colori, delle forme e delle sonorità la fabbricazione di giocattoli e nel mercato dell'entertainment per i bambini (film, cartoni e videogiochi) ben poco è lasciato al caso e i nostri figli non corrono assolutamente il rischio di annoiarsi (un po' come nel Paese dei balocchi)! Ma allo stesso tempo scompare quello spazio vuoto in cui il bambino può spontaneamente e creativamente esplorare, giocare, elaborare, pensare e imparare a governare i propri processi attentivi e cognitivi. Inoltre, per un cambiamento organico dei tempi e delle velocità della nostra società, il tempo libero dei bambini è strutturato e impegnato (talvolta paradossalmente in reazione ai rischi legati alle sapienti lusinghe dell'intrattenimento per l'infanzia: “conviene che lo iscrivo a Scuola calcio altrimenti mi passa due ore di fila alla PlayStation”!). Anche l'agenda degli adulti è fitta di impegni, ma noi adulti, al contrario dei bambini (di solito, almeno), abbiamo capacità strutturate legate alla gestione del nostro tempo, abbiamo consapevolezza progettuale a lungo termine rispetto a cosa, quando e perché abbiamo prefissato nella nostra agenda.
    Significati. Nei bambini la distrazione può essere principalmente letta come errore di gestione dell'attenzione, indicativo di incapacità a stare sul compito. Le interpretazioni più frequenti della distrazione dei bambini sono sovente le meno utili e le meno appropriate: “è pigro”, “è oppositivo”, “non vuole ascoltare”, “lo fa per attirare attenzione”. Queste ipotesi infatti non vanno alla radice del problema: ai bambini manca lo spazio per pianificare, pensare ed elaborare non solo le proprie azioni, ma anche le proprie emozioni e vissuti. (Fermo restando, per inciso, che dedicare maggiore attenzione ad un bambino non gli farà sicuramente male).
    Conseguenze. Ne consegue che i bambini di oggi, rispetto a quelli di 20 anni fa, sebbene siano più veloci ed efficaci nell'apprendere e nell'esplorare, a causa di una più elevata distraibilità, risentono vistosamente di sbalzi emotivi sproporzionati rispetto agli eventi, senso di inefficacia, bassa autostima.

© Arturo Mona – lunedì 10 novembre 2008

 

Ida Lopiano © 2007